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Ad Arezzo debutta “Viaggio in Italia”

Dopo il successo della proiezione di “Dafne”, Fondazione Arezzo Intour, sezione Arezzo Cinema, in collaborazione con Cinema Eden Arezzo, Officine della Cultura e Associazione Doppio Sogno, presenta Viaggio in Italia, una rassegna a cadenza mensile dedicata al cinema italiano.

Curatore di Viaggio in Italia è Marco Compiani, critico cinematografico (Spietati, Point Blank, Nocturno) e presidente dell’Associazione Doppio Sogno.

L’iniziativa nasce per valorizzare e supportare le produzioni cinematografiche che scelgono la città come tappa dei loro percorsi artistici e creativi.

Ad inaugurare questo nuovo format sarà Marianna Fontana, astro nascente del cinema italiano, che sabato 13 aprile alle ore 20.30 sarà ad Arezzo per presentare “Capri-Revolution” di Mario Martone opera per la quale ha ricevuto una nomination ai David di Donatello grazie all’indimenticabile interpretazione della protagonista Lucia e per partecipare al dibattito che seguirà la proiezione.

Attrice e cantante, Marianna Fontana si avvicina al mondo della musica da giovanissima e a soli 15 anni è in tour in America. L’anno successivo vince una borsa di studio presso la scuola cinematografica “La Ribalta” di Napoli e così intraprende la strada della recitazione che la porterà nel 2016 ad interpretare il ruolo di Daisy nel film “Indivisibili” di Edoardo De Angelis, insieme alla sorella Angela Fontana. Un ruolo decisivo per la sua giovane carriera che le permette di conquistare nomination e premi prestigiosi come il premio Miglior Canzone Originale per “Abbi pietà di noi” e la nomination come Miglior Attrice Protagonista ai David di Donatello; nello stesso anno riceve la nomination come Miglior Attrice ai Globi D’oro, il Premio Biraghi ai Nastri D’argento e il Premio Colpo di Fulmine ai Ciak d’oro. Parallelamente alla carriera di attrice studia Cultura digitale e Comunicazione e frequenta il Conservatorio. Di recente l’abbiamo vista come protagonista del nuovo film di Mario Martone “Capri-Revolution”, in concorso alla 75esima edizione del Festival del cinema di Venezia, al cinema dal 20 dicembre e vincitore di due David di Donatello.

Capri-Revolution, ambientato nel 1914 quando l’Italia sta per entrare in guerra, racconta di una comune di giovani nordeuropei che ha trovato sull’isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia il cui nome è Lucia (Marianna Fontana). Il film narra dell’incontro tra Lucia, la comune guidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) e il giovane medico del paese (Antonio Folletto). E narra di un’isola unica al mondo, la montagna dolomitica precipitata nelle acque del Mediterraneo che all’inizio del Novecento ha attratto come un magnete chiunque sentisse la spinta dell’utopia e coltivasse ideali di libertà, come i russi che, esuli a Capri, si preparavano alla rivoluzione.

Il film prende spunto dall’esperienza della comune che il pittore Karl Diefenbach creò a Capri tra il 1900 e il 1913, anno in cui morì. Ma nel film tutto viene rielaborato con la più totale libertà: l’azione viene spostata più avanti, alla vigilia della prima guerra mondiale, e il nostro protagonista lascia la vecchia pelle del pittore spiritualista Diefenbach per tramutarsi in un giovane artista performativo, la cui filosofia deriva dai concetti che verranno elaborati molti decenni più avanti da Joseph Beuys. Di Diefenbach era interessante soprattutto la scelta di praticare l’arte dentro una radicale rivoluzione umana, in cui il rapporto con la natura diventa centrale. L’esperienza caprese di Diefenbach era accomunata a quella di Monte Verità nei pressi di Ascona, in Svizzera, dove si sviluppò la danza moderna. I semi di queste isolate esperienze daranno i propri frutti nel corso del Novecento, diventando fenomeno collettivo negli anni ’60 e ’70. Utilizzando come ponti il pensiero, l’azione e le parole di Joseph Beuys (che capeggerà il movimento dei Verdi in Germania, un artista alla guida di un movimento politico) le scelte compiute in anni lontanissimi da Diefenbach e dai Monteveritani possono arrivare dritte al nostro tempo, in cui la questione di che senso dare al progresso e al rapporto dell’uomo con la natura è diventata centrale per la sopravvivenza stessa degli esseri umani. Ma una volta detto tutto questo, bisogna poi dimenticarlo: al centro del nostro racconto c’è una donna, una capraia. Ogni cosa in questo film è solo e semplicemente sognata.

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